Palermo, la vasca privata della Regina nella grotta dell’ Acquasanta.

LA GROTTA della Madonna dell’Acquasanta, lo stabilimento termale dei fratelli Pandolfo, villa Geraci-Ventimiglia con la vicina parrocchia della Madonna della Lettera, la restaurata villa del barone Mariano Lanterna, la monumentale villa del principe di Belmonte, la bizzarra nave di pietra di monsignor Gioieni, il lazzaretto con annesso cimitero acattolico o inglese, il lussuoso sito alberghiero di Villa Igiea ed, infine, la grotta cosiddetta del bagno della regina. Quest’ultima, per le sue peculiari caratteristiche, anche archeologiche, rappresenta un vero e proprio dono della natura che arricchisce la zona di mare, piena di grotte e caverne, fra la parte meridionale di Villa Igiea e quella dell’ex Ospizio Marino, quasi al confine con un’altra borgata: l’Arenella. La grotta è raggiungibile, in pochi minuti, per via mare, dai porticcioli delle due vicine borgate.Oppure, seguendo un percorso meno emozionante, via terra discendendo una scalinata, posta all’interno dell’ex Ospizio, che si interrompe in prossimità di un cancello di ferro che costituisce l’ingresso alla stessa.

L’esistenza della grotta è difficilmente databile, men che mai il suo uso. Dal punto di vista archeologico sono state formulate non poche supposizioni. Nondimeno scarse e confuse notizie si hanno relativamente sia alla sua presunta destinazione al luogo sacro e di culto, che a centro di cure terapeutiche. Certo è che nella seconda metà del 1700 monsignor Giuseppe Gioieni, mecenate ben conosciuto, acquistò il terreno con annessa grotta. Con ogni probabilità l’uomo di chiesa avrà subìto il fascino della singolarità del sito, al punto tale da limitarsi ad effettuare pochi interventi migliorativi (costruzione scala d’ingresso lato monte), che non intaccarono l’assetto originario del luogo. L’uso che ne fece fu del tutto privato e si può soltanto immaginare la gioia che avrà provato, per lunghi anni, nel fare il bagno in un ambiente quasi onirico, dentro una profonda vasca con acque limpide, vista mozzafiato sul mare in un contesto di pareti e pilastri naturalmente formatisi. È a conclusione del secolo dei Lumi e, dunque nei primi dell’800, che la grotta assurge a regale funzione divenendo il “bagno della regina”. Di quale regina? Esattamente di Carolina d’Austria, moglie del re di Napoli e di Sicilia Ferdinando III.

I membri della casa reale borbonica in quel periodo furono costretti a rifugiarsi a Palermo in conseguenza della rivoluzione giacobina che scoppiò a Napoli nel 1799. I sovrani, protetti dalle truppe inglesi, “soggiornarono” a Palermo per due lunghi periodi e, ovviamente, si acquartierarono a Palazzo Reale. Il sovrano borbonico si dedicava prevalentemente alla caccia presso il Bosco della Ficuzza, mentre la regina, più mondana, si dedicava, dopo le quotidiane intrusioni negli affari di Stato, alla cura del suo corpo, non disdegnando distrazioni e divertimenti, molti dei quali concentrati nella accogliente, solare, rinomata borgata dell’Acquasanta. Si deve proprio alla regina Carolina, a meno di prove contrarie, la costruzione del bagno di pietra, in aggiunta alla sistemazione della vasca ovale scavata nella roccia e alla collocazione di un sedile sott’acqua. Molti sostengono che la regina ne pretese l’utilizzazione esclusiva, incantata da quelle cristalline acque.

Per quei tempi, quel bagno costituiva una sorta di jacuzzi avanti-lettera sia pure senza manopole, potenti idromassaggi e rubinetti. Comunque, meglio dell’angusto, buio, appartato locale di Palazzo dei Normanni, senza sole e mare e privo di folgoranti vedute sulle due storiche borgate di mare della città. Manco a dirlo, oggi, la grotta, con relativo bagno, vive nell’oblìo ma anche nel ricordo di quella sovrana, che, a differenza degli odierni amministratori, ne colse tutta intera l’importanza e il fascino. Presumiamo che se la regina Carolina non avesse interrotto il suo soggiorno palermitano, quel dono di natura, forse, avrebbe avuto ben altro destino.

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