Pane fritto e zucchero: in Sicilia è il dolce più sfizioso quando si vuole regalare un po’ di magia

di Angela Badalucco

Ogni tanto la mente rovista nei ricordi, a volte intenzionalmente perché si cercano emozioni perdute, altre volte sono i ricordi che ti vengono a cercare, basta un ‘immagine, un odore, un niente…

Un tè con una amica, la tovaglietta ricamata a punto erba e punto piatto, quei tovagliolini quasi una pochette, e la scatola di latta con i biscotti. E in un attimo ti trovi nella cucina della nonna. Quel delizioso profumino di fritto… di pane fritto, passato nello zucchero, un dolce goloso che più buono non c’era. Che sapeva di mamma, di nonna, di casa, di amore, di attenzioni, di semplicità. Un dolce povero siciliano da riscoprire.

Chi ha superato gli anta, e magari no, forse ricorda le merende della nonna o anche della mamma, quelle merende preparate al momento e che non serviva stipare nelle credenze. Bastava del pane avanzato, un po’ di latte, al massimo un uovo, proprio se si voleva esagerare, e dell’olio per friggere.

Non si buttava niente, figuriamoci il pane! Era grazia del Signore!

“U Signuri si ‘gnira”– diceva mia mamma. Se il pane cadeva per terra, si raccoglieva, gli si soffiava sopra ed era già “sanificato” e così il Signore non si offendeva. E neanche le finanze di casa. 😉

C’erano dietro anni di privazioni, quando anche un solo pezzo di pane duro doveva bastare a soddisfare la fame. Sì tempi duri, per fortuna lontanissimi. Non così lontani per tutti, purtroppo. La guerra e la povertà facevano diventare risorsa qualunque cosa.

E allora, tornando a tempi migliori, una fetta di pane raffermo, passata nel latte e, volendo esagerare, immersa nell’uovo sbattuto e poi fritta, diventava la base per un dolce delizioso. Dopo aver lasciato sgocciolare un po’ di olio di frittura, la fetta di pane fritta si faceva avvolgere dallo zucchero e diventava un dolce croccante e goloso!

Un dolce d’altri tempi, che per me e per tanti altri è il ricordo dell’infanzia. Sarebbe bello riproporlo ai nostri bimbi e riassaporare anche noi quei sapori perduti ma mai dimenticati per ridare dignità e valore alle cose che contano!

Oggi se guardiamo nelle dispense non mancano le confezioni di merendine avvolte nel cellophane, di cui si è fatto scorta negli scaffali dei supermercati. Qui, in bella mostra di sé, impacchettate e messe in fila, messe in ordine da mani sapienti, all’altezza giusta perché non sfuggano allo sguardo anche dei più distratti, con le loro immagini ammiccanti, traboccanti di sostanze cremose, “cioccolatose” e “zuccherose”.

Eccole lì, sembra vogliano uscire dalla confezione per prendersi cura di noi. Calamita predestinata per i bambini. Colorate in modo catalizzante, con immagini, quelle giuste, che non hanno niente di meno e niente di più di quanto basti per quel messaggio che vogliono lanciare. -“Comprami” ti farò felice! – senti sussurrare!

E slogan e descrizioni e poi, nascoste tra le righe, sotto forma di codici segreti e incomprensibili simboli, tutti gli ingredienti che ti garantiscono un momento di estasi.

Che così non è!

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