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Pomodoro Siccagno Pizzutello: presidio Slow Food siciliano riconosciuto in tutto il mondo

Il pomodoro è senza dubbio la pianta più coltivata nei piccoli orti domestici. E’ apprezzato sia per la bontà dei frutti sia per le tante varietà disponibili che lo rendono adatto a tanti usi. Possiamo dividere le varietà di pomodoro in due grandi gruppi. Varietà a portamento “rampicante” che hanno bisogno di sostegni e durante la crescita bisogna legarle bene, e varietà a portamento “nano” che hanno meno esigenze ma quando i frutti si ingrossano il loro peso farà curvare i rami fino a terra.

Coltura in seccagno

Oggi con il termine “siccagno” ci si riferisce ad un metodo di coltivazione al di là della varietà di pomodoro utilizzata. Le varietà siciliane di pomodoro che venivano coltivate in Sicilia, in maniera “seccagno” erano circa una ventina, oggi purtroppo ridotte a poche unità e utilizzate solo da qualche contadino a uso privato. Ciò a causa degli alti costi di produzione e per la logica dell’industria di massa che punta sulla quantità a scapito della qualità. La coltura in seccagno è strettamente legata all’ambiente geografico dell’entroterra siciliano, caratterizzato da un clima mediterraneo semi-asciutto, con estati lunghe e con assenza di pioggia, concentrata quest’ultima prevalentemente nel periodo autunnale ed invernale. Pertanto le piante messe a dimora tra fine marzo e la metà di maggio, entrano in produzione ad agosto per rimanervi per tutto settembre, in un lungo periodo siccitoso durante il quale il contadino rimuove spesso le zolle per consentire all’umidità notturna di penetrare nella terra e dissetare le piantine. Le bacche si “attrezzano” ad affrontare la siccità rendendo flessibile la loro “pelle” che consente loro di mantenersi a lungo in buono stato, anche per l’intero inverno. Ecco perché vengono messe “a pennula” in ambiente fresco ed arieggiato. Questo pomodoro è perfetto per preparare il celebre pesto alla Trapanese, in un perfetto matrimonio con l’aglio rosso di Nubia.

pennula

Coltivazioni nel rispetto dell’ambiente e dei cambiamenti climatici

Chi ha qualche capello argentato si ricorda che il pomodoro veniva mangiato anche appena raccolto dalla pianta, magari accompagnato dal pane. Un filo d’olio, una punta di sale ed era il nostro pane “cunzato”, bello e pronto. Oggi i pomodori sono pieni d’acqua e hanno perso quella concentrazione di sostanze nutritive e gustative. Ecco perché è auspicabile un ritorno a queste coltivazioni di nicchia, per riassaporare il gusto del pomodoro appena raccolto e per avere meno impatto ambientale possibile .

Pizzutello

Le condizioni climatiche della zona dove vengono coltivate queste piante, con tecniche tradizionali, e la mancanza di acqua durante la loro crescita, apportano al frutto un sapore, una consistenza della polpa e una durata che altri pomodori non possiedono. L’uso di questo tipo di coltivazione, recuperando le vecchie varietà di sementi, è molto importante in prospettiva dei cambiamenti climatici. La maggior parte  dell’acqua usata dall’uomo infatti è proprio per irrigare i campi e in Sicilia molti terreni hanno già manifestato segni di stanchezza e aridità.

Il pomodoro siccagno rappresenta un vero e proprio tesoro. E’ l’oro rosso della Sicilia, siamo di fronte a un prodotto dalle qualità eccezionali, ricco di vitamina A, vitamina C e antiossidanti. “Salviamo il Siccagno” è una campagna che ha come obiettivo quello di salvaguardare e valorizzare la coltivazione del pomodoro siccagno detto Pizzutello, una varietà speciale e che rappresenta l’unico presidio Slow Food riconosciuto in tutto il mondo. Questa varietà di pomodoro è una vera e propria istituzione agroalimentare della zona alle falde di Erice. E’ dolce e gustoso e si raccoglie fino a febbraio. Sua zona privilegiata di coltivazione è soprattutto Paceco.

Il ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali lo ha anche inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), con la denominazione di “Pomodoro Seccagno Pizzutello di Paceco”.

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