Portella della Ginestra 1947: un 1° Maggio di sangue per i contadini siciliani

Erano arrivati in tantissimi da Piana degli Albanesi, da San Giuseppe Jato e San Cipriello, quasi tutti lavoratori della terra che era e rimaneva dei latifondisti e a loro, che “buttavano” il sangue come servi, restavano le briciole. Si sono riuniti a Portella della Ginestra, una località montana del Comune di Piana degli Albanesi, nel palermitano. La loro rivolta voleva sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere il governo ad approvare la tanto agognata Riforma Agraria. Prima di questa manifestazione, nell’ottobre del 1944, i lavoratori della terra avevano occupato delle terre incolte con l’assenso dell’allora Ministro dell’Agricoltura che aveva legalizzato l’azione di appropriazione per sconfiggere la povertà in cui versavano le famiglie dei contadini e un po’ tutti, in questo dopoguerra falcidiato da assenze di garanzie e di diritti.

Lavorando i territori incolti, così occupati, i contadini potevano usufruire di una più giusta ripartizione dei raccolti che favoriva maggiormente gli agricoltori rispetto ai proprietari, opponendosi alle consuetudini fino ad allora vigenti in Sicilia. Ciò venne visto come disobbedienza e suscitò la paura che questo potesse alterare gli equilibri politici della regione gestiti anche dalla mafia.

Portella della Ginestra: stele con i nomi delle vittime (opera di Davide Mauro)

La rivolta fu sedata sul nascere con numerose raffiche di mitra che per circa un quarto d’ora infierirono su contadini inermi e ne lasciarono a terra undici, di cui otto adulti e tre bambini. Inoltre ne ferirono 27, alcuni dei quali morirono in seguito alle ferite. Nel mese successivo alla strage di Portella della Ginestra, avvennero tanti attentati intimidatori con mitra e bombe a mano per far desistere da qualsiasi protesta. 

Oggi vogliamo ricordare le vittime di Portella della Ginestra, morti perché reclamavano i loro diritti. Diritti che, nei grandi latifondi, in tante parti d’Italia, tante Portella della Ginestra, restano ancora disattesi; ancora oggi tanti braccianti sono sfruttati, lavoratori al limite della schiavitù, che soggiacciono alle non regole del caporalato perché in stato di necessità, e quando alzano la testa …

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