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Salina: ancora un capodoglio impigliato, vittima di una rete da pesca illegale

Ancora un capodoglio vittima di una rete da pesca illegale. Al largo di Salina, nell’arcipelago delle Eolie è stato avvistato da alcuni turisti da diporto. Con una grossa coda di oltre 10 metri, il grosso cetaceo si agitava cercando di liberarsi. Sono all’opera, nel tentativo di liberarlo l’equipaggio di una motovedetta della Guardia costiera, i biologi Monica Blasi e Carmelo Isgrò e alcuni volontari che hanno tentato inutilmente di liberarlo.

Nelle scorse settimane un altro capodoglio era rimasto impigliato e dopo un paio di ore i sub erano riusciti a liberarlo. Ma questo esemplare è troppo spaventato e si agita in maniera estenuante.

“Il capodoglio è particolarmente agitato – riferisce Carmelo Isgrò – e l’operazione è rischiosa. Dopo le 24 ore riteniamo che il grosso cetaceo accuserà un po di stanchezza e quindi faremo in modo di liberarlo”.

Il cetaceo, che i soccorritori hanno chiamato Furia per la forza con cui si agita nel tentativo di liberarsi, intanto si è spinto verso nord a circa 15 miglia dalla costa Eoliana e, nonostante la rete che gli rimane attorcigliata sulla coda, la grande voglia di liberarsi e sopravvivere gli hanno fatto compiere apnee addirittura di 40 minuti.

La Guardia Costiera, assieme al nucleo sub di Napoli, il pattugliatore Peluso, motovedette della locale Capitaneria nonché il Diving Muciara e altri diving e volontari locali hanno tentato più volte di aiutarlo a rimuovere completamente la rete dalla coda con un grande lavoro di squadra. Oggi faranno un altro tentativo per ritrovare Furia e segnalarla ai sommozzatori. Ci auguriamo che Furia collabori e si faccia aiutare a liberarsi e a guadagnare il largo. Buona vita Furia.

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