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Scilla e il Tritone: storia d’amore e di vendetta. La ninfa, la maga e la gelosia per il bel Glauco

Scilla, ninfa dai bellissimi occhi azzurri, come si racconta nelle  “Metamorfosi” di Ovidio, era fortemente amata da un giovane e bellissimo pescatore di nome Glauco. Il ragazzo, un giorno, mentre pescava in un punto in cui l’erba cresceva più verde, si accorse che i pesci, ormai morti, che poggiava su quell’erba, tornavano in vita e si rigettavano in acqua. Decise di assaggiare quell’erba e improvvisamente il suo corpo cominciò a trasformarsi. Gli comparve una coda di pesce al posto delle gambe e le sue braccia, il corpo, i capelli diventarono di un verde-azzurro, colore del mare. Così Glauco, diventato tritone si gettò in mare felice, dove viveva come una divinità marina.

Scilla e Glauco foto da una tela di Lauri, Filippo (1623-94)

Nuotando verso lo stretto Glauco incontrò la bellissima ninfa Scilla. Come la vide, il dio marino se ne innamorò follemente ma la ragazza lo rifiutò per il suo aspetto; così Glauco decise di rivolgersi ad una esperta maga perchè facesse innamorare Scilla di lui.

La maga Circe

Questo grande amore scatenò però la furiosa gelosia di Circe, che voleva Glauco (figlio di Nettuno?) tutto per sé. E sappiamo di cosa fosse capace la maga Circe, in altre storie e avventure epiche raccontate da Omero. Circe si offrì a Glauco, ma respinta da costui perché fortemente innamorato di Scilla, architettò una crudele vendetta nei confronti della rivale in amore e gettò una pozione magica nelle acque della caletta, dove la ninfa si immergeva.

Scilla trasformata in mostro si avventa sulla barca di Ulisse

Quest’acqua così contaminata trasformò la bella Scilla in un bruttissimo mostro marino. Quando la ragazza vide il suo corpo mostruoso, disperata, si immerse, per non riemergere più, negli abissi dello stretto di Messina, in una profonda grotta, nelle cui vicinanze viveva, nascosto, un altro mostro marino, Cariddi, con una gigantesca bocca piena di varie file di numerosissimi denti e una voracità infinita.

Scilla e Cariddi

La rabbia nei confronti di Circe si ingigantiva nell’animo di Scilla e la vendetta si abbatté per prima su Ulisse e i suoi compagni, quando questi tentarono di oltrepassare lo stretto di Messina. Il povero mostro marino- racconta Ovidio- a causa di questo gesto fu trasformato in uno scoglio, ma anche come scoglio era l’incubo dei marinai che se ne tenevano alla larga.

Nella realtà Scilla non è altro che uno scoglio, mentre Cariddi è un gorgo. In passato, però, essi rappresentavano, davvero, un grave pericolo per pescatori e marinai, poiché le imbarcazioni in uso allora non erano in grado di attraversare, senza correre pericoli, quel tratto di mare. Si tratta in effetti di correnti che attraversano lo Stretto di Messina sede di particolari fenomeni tra cui i vortici, chiamati bocche di Cariddi, dovuti alle correnti di marea e all’incontro-scontro di due mari, il Tirreno e lo Ionio che hanno caratteristiche e profondità diverse.

La fontana di Nettuno a Messina: ai lati Scilla e Cariddi

Questi personaggi mitologici, esaltati dalla fantasia dei grandi scrittori Greci, che riuscivano a rendere umani certi fenomeni naturali inspiegabili, continuano ad affascinare la fantasia popolare. Appartengono di diritto al patrimonio culturale e a quel bagaglio di storie e leggende che si tramandano, si trasformano, si adattano e segnano l’appartenenza a un territorio.

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