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Si sacrificò per una Sicilia libera. Oggi il 40º anniversario dall’omicidio di Piersanti Mattarella

«Era un dirigente politico nazionale della Dc, presidente della Regione Sicilia. Quando fu ucciso dalla mafia stava uscendo di casa per andare a messa con moglie e figli. L’assassino s’è avvicinato e gli ha sparato … Io sono stato chiamato da uno dei miei nipoti e l’ho portato in ospedale, ma non c’era nulla da fare. Questo ovviamente è un ricordo per me molto doloroso».

Fu così che nel 2015 Sergio Mattarella spiegò, ai microfoni della Cnn, la morte del fratello Piersanti, il 6 gennaio 1980. Parlarne fu difficile. «Non l’ho mai fatto», disse all’intervistatrice nel ricostruire l’agguato al fratello a Palermo con una calibro 38.

E non commentava la tragedia politica che si era compiuta allora e che cambiò la traiettoria del partito dei cattolici, oltre al suo personale avvenire. Sì, perché quel giorno Sergio, professore universitario, raccolse il testimone di Piersanti, abbracciando la politica e imboccando il percorso che lo avrebbe portato al Quirinale.

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