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Tolto il segreto di stato sulla mappa dei siti idonei a ospitare i rifiuti radioattivi: 4 sono in Sicilia

Tolto il segreto di Stato, la Sogin ha pubblicato la carta dei luoghi in cui potrà essere costruito lo stoccaggio nazionale dei rifiuti radioattivi che dovrebbero ospitare anche i rifiuti prodotti nell’industria, nella medicina e nella ricerca che attualmente sono stoccati in decine di siti a livello nazionale.  Questa carta è stata tenuta segretissima per anni, sotto riservatezza assoluta con minaccia di sanzioni penali per chi la rendesse pubblica.

Sono sette le regioni in cui sono state individuate le aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nucleare nazionale: oltre alla Sicilia anche Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna.

E nella carta dei luoghi ad alta o bassa vocazione di accoglienza si distribuiscono colori con valenza e idoneità più o meno adatte ad ospitare le scorie. Quindi mentre ancora in Italia si disegnano e si attribuiscono colori alle regioni per motivi sanitari dettati dai vari DPCM, legati alla pandemia da Coronavirus, un’altra mappa dei colori mette in subbuglio un’intera Nazione.

Prima del referendum del 1987 l’Italia aveva avuto una breve “stagione” di sfruttamento dell’energia atomica, cominciata nel 1966 con la costruzione di tre centrali nucleari a Latina, Sessa Aurunca e Trino, a cui si era aggiunta in seguito Caorso e, a partire dal 1982 quella di Montalto di Castro, che fu ultimata nello stesso anno in cui con il referendum si disse no all’utilizzo dell’energia nucleare. Per cui fu finita e mai accesa.

Il deposito nazionale di stoccaggio dovrebbe avere “una struttura a matrioska”; all’interno ci saranno “90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle”, in cui “verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati”.

In totale sarebbero circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività a essere ospitati. Con il via libera alla Carta, comincerà la fase di consultazione dei documenti, si terrà il seminario nazionale con l’avvio del dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere.

“La Cnai sarà il risultato dell’aggiornamento della Cnapi, sulla base dei contributi emersi durante la consultazione pubblica” – così si spiega – “Sarà una procedura fortemente partecipata e trasparente, condotta coinvolgendo gli amministratori e i cittadini tutti, e al termine della quale potranno pervenire le candidature dei comuni”.

67 le aree più idonee selezionate con i colori che vanno dal verde smeraldo (punteggio più alto), verde pisello (buono), celeste (isole) e giallo (zone possibili ma meno adeguate). Tra le 67 aree totali alla Sicilia ne sono toccate quattro, considerate idonee ad ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Quattro aree che ricadono nei Comuni siciliani di Trapani, Calatafimi-Segesta, Butera, Castellana Sicula e Petralia Sottana, quali siti idonei allo stoccaggio di rifiuti radioattivi.

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