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Un antico porto e due navi di epoca romana giacciono nel fondale di Cala Gadir a Pantelleria

di Sergio Pace

L’isola di Pantelleria ha rivestito un ruolo centrale negli scambi commerciali che interessavano il Mediterraneo, basti pensare a tutti gli oggetti importati da svariate terre e regioni (Egitto, Grecia), riportati alla luce in occasione dei diversi scavi archeologici condotti nell’isola. Un tassello altrettanto importante che ci permette di conoscere e analizzare visivamente l’importanza commerciale dell’isola è rappresentato dai resti di relitti e della struttura portuale di epoca romana di Cala Gadir (dall’arabo “conca d’acqua”, con il significato di “luogo protetto”).

Pantelleria – Cala Gadir

Si tratta di una contrada che accoglie i visitatori nel suo piccolo villaggio sul mare, con le abitazioni tipiche di un borgo marinaro. Il villaggio si concentra attorno al suo porticciolo dove vi si trovano ormeggi per piccole imbarcazioni. La baia di Gadir è conosciuta sin dall’antichità anche per la presenza di acque termali e, probabilmente, furono i Fenici i primi a godere delle proprietà curative di queste acque. Gadir custodisce nei suoi fondali tesori archeologici e frammenti di storia mediterranea e i continui saccheggiamenti perpetrati nei decenni scorsi hanno fatto si che la zona venisse protetta tramite un sistema di telecamere e dotata di appositi itinerari archeosubacquei  (a 30 mt di profondità) allestiti nell’area dei resti del carico dei relitti.

Per un lungo periodo storico Pantelleria contava proprio sulla baia di Gadir come ottimo luogo di ancoraggio e sbarco. Testimonianza di ciò è l’esistenza di una struttura portuale sommersa, resti di un molo, in conglomerato cementizio di epoca romana. Ne deduciamo che Gadir, anche dopo la conquista romana, rappresentava uno dei rari approdi di Pantelleria. E i due relitti di Cala Gadir (uno databile tra la fine del III e la prima metà del II secolo a.C. e l’altro tra la fine del II e gli inizi del I sec. a.C.) dovevano contenere e trasportare ingenti quantità di anfore, anche se solo 198 esemplari sono giunti fino a noi. Le anfore erano, per la maggior parte, di produzione cartaginese e greco-italiche provenienti dalla Campania (queste presentano residui di rivestimento interno di pece, un tratto distintivo delle anfore vinarie romane).

Pantelleria – Cala Gadir – Anfora

Nel relitto contenente le vinarie italiche sono stati rinvenuti diversi reperti punici e questo permette di giungere all’ipotesi di un uso contemporaneo di entrambe le produzioni. Particolare interesse ha destato anche il rinvenimento di un vomere in ferro che poteva costituire o una merce da commerciare o un oggetto a bordo con funzione apotropaica. Testimonianze storiche di antiche rotte commerciali che avevano nell’area portuale di Gadir un punto di riferimento costante.    

Itinerario archeosubacqueo nell’area dei relitti di Cala Agadir a Pantelleria

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