Una giornata alla scoperta del meraviglioso castello della Zisa. Domenica si entra gratis.

Domenica 2 febbraio il Castello della Zisa di Palermo aprirà gratuitamente al pubblico, con la possibilità di partecipare a due visite guidate organizzate per da CoopCulture.

I due appuntamenti organizzati dalla cooperativa alla scoperta del castello voluto da Re Guglielmo I e portato a termine dal suo successore, sono alle 11 e alle 12: una guida accompagnerà i visitatori alla scoperta degli splendidi ambienti del palazzo.

Durante la visita si potrà scoprire il funzionamento del sofisticato sistema di aerazione del palazzo e degli elementi architettonici detti “Muqarnas”.

Al secondo piano, dalla sala del Belvedere, si potrà invece osservare dall’alto il sistema di vasche del parco del Genoardo, per concludere infine con le meraviglie della sala della Fontana dove risiedono degli incantevoli apparati decorativi musivi e il celebre affresco dei “Diavoli della Zisa”.

L’ingresso al Castello della Zisa è gratuito, mentre per partecipare alle visite guidate – al costo di 5 euro – è consigliata la prenotazione al numero 091 7489995.

Il palazzo della Zisa (dall’arabo al-Azīz, “il glorioso”, “lo splendido”), fondato dal re Guglielmo I nel 1165 e portato a compimento dal successore Guglielmo II (1190 ca.), costituisce un sorprendente esempio di architettura palaziale ifriqena. Sorgeva fuori le mura dell’antica città di Palermo, costituendo il monumento più importante e rappresentativo del Genoardo (dall’arabo jannat al-ar, “giardino” o “paradiso della terra”) che, ispirandosi ai giardini di ascendenza islamica, caratterizzava il territorio immediatamente fuori della Palermo normanna. L’edificio, a pianta rettangolare con due avancorpi turriti sporgenti sui lati brevi, si sviluppa su tre livelli, marcati all’esterno da sottili cornici e da archi ciechi a rincasso che inquadrano le finestre (oggi rettangolari, originariamente bifore sovrastate da monofore circolari). L’edificio è concluso in alto da una fascia con epigrafe in arabo, oggi frammentaria a causa dei tagli realizzati in epoca moderna per ottenere la merlatura. Al centro del piano terreno si trova l’ambiente di rappresentanza o «sala della fontana», sala a iwan di tipo islamico che costituisce il cuore nevralgico di tutto il palazzo, aperta sul vestibolo attraverso un ampio arco ogivale sorretto da colonne binate, ai lati del quale sono i resti dell’epigrafe in stucco con il nome del palazzo e il riferimento a Guglielmo II. Tutta la sala è decorata con mosaici decorativi e tarsie marmoree in opus sectile che incorniciano le lastre di cipollino sulle pareti e arricchiscono il pavimento. Sul lato occidentale si trova un pannello musivo: si tratta di un raro esempio di mosaico bizantino con temi profani e iconografie islamiche. Al di sotto del mosaico si trova una nicchia rientrante da cui un tempo sgorgava l’acqua della fontana, che scivolando lungo una lastra marmorea a chevron (sadirwan), si riversava in una canaletta aperta sul pavimento, intervallata da due piccole vasche quadrate e marcata da bande in opus sectile. Al lati della sala a iwan, si trovano gli ambienti residenziali e le scale che conducono ai piani superiori. In molti ambienti sono frequenti le nicchie a muqarnas. La sala centrale del secondo piano è stata profondamente modificata nel secolo XVII: in origine presentava un atrio quadrato scoperto con al centro un impluvium, di cui si conservano ancora le tracce. All’interno della Zisa, oggi Museo d’Arte Islamica, sono custoditi ed esposti diversi manufatti, tra cui uno di straordinaria importanza: una lapide marmorea di forma esagonale con una croce centrale in opus sectile intorno alla quale è ripetuta un’iscrizione in tre diverse lingue (latina, greca, araba) e con quattro differenti caratteri (l’arabo anche in carattere ebraico), eseguita per il sepolcro di Anna (morta nel 1149), madre di Grisanto, prelato di corte, che costituisce una significativa testimonianza del sincretismo culturale che caratterizzò la civiltà della Sicilia normanna.

(©️ Dossier di Candidatura per l’iscrizione nella World Heritage List del sito seriale Palermo Arabo- Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale, dicembre 2014)

Precedente Il “padrenostro verde” il rito per “tagghiare” una tromba d’aria. Successivo I giorni della “merla”, vi sveliamo la storia di questa espressione.