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Una “Veduta di Trapani” al Museo Pepoli: il prezioso pavimento maiolicato del XVIII secolo

di Sergio Pace

Tra le tante e straordinarie opere d’arte ed i preziosi oggetti conservati al Museo Pepoli di Trapani, è probabile che chiunque abbia posato almeno una volta lo sguardo sulle 36 mattonelle di quel pavimento maiolicato che mostra una Veduta di Trapani. L’opera, di probabile fattura napoletana risalente alla metà del secolo XVIII, offre una veduta interessante di quello che era il centro pulsante della città, quel lembo di terra ben protetto da mura e bastioni e aperto ai fiorenti traffici commerciali in mare. Il pavimento proviene dalla Chiesa di Santa Lucia (si trova in Via Sant’Anna, accanto all’Archivio di Stato), costruita intorno ai secoli XIV-XVIII dai pescatori di corallo del quartiere Palazzo, i “Piscatores Marinae Palatii”. La chiesa è chiusa al culto dal 1945.

Pavimento maiolicato con “Veduta di Trapani” conservato al Museo Pepoli di Trapani – Immagine tratta da Wikipedia

Andiamo ad analizzare graficamente la veduta di Trapani. La raffigurazione è delimitata da una cornice a fascia, abbastanza larga, che presenta una ricca decorazione di motivi vegetali e floreali stilizzati. Al centro di ogni lato è presente un esagono che fa da cornice a rametti di corallo in mezzo a piante marine. Notiamo sin da subito la tipica forma a falce (da qui il nome Drepanon dato dai greci). Il tessuto urbano è protetto da mura, baluardi, bastioni e dalle robuste strutture del castello di terra (zona in cui si trova l’odierna Questura). La veduta è resa dal lato est. In primo piano sono messi in risalto la strada che conduceva al Santuario dell’Annunziata e l’acquedotto ad archi, fatto costruire dai Chiaramonte nel XIV secolo, che scendendo dalle falde di Erice portava l’acqua in città. Segue l’imponente struttura difensiva muraria. Fuori dalle mura possiamo notare la Torre di Ligny, all’estremità della città, il Castello di mare (la Colombaia) e il porto. Racchiuso all’interno delle mura c’è il fitto agglomerato urbano. Le case bianche presentano tetti spioventi ricoperti da tegole. Non sono molti gli edifici che si possono riconoscere. Si tratta di una descrizione per lo più sommaria. Qualcosa, però, riusciamo a distinguere. Ad esempio le cupole delle chiese di San Pietro nell’antico quartiere Casalicchio, di San Nicola nel quartiere di Mezzo, di San Lorenzo, del Purgatorio e di San Francesco nel quartiere Palazzo.

Pavimento maiolicato con “Veduta di Trapani” conservato al Museo Pepoli di Trapani – Da amicimuseopepoli.altervista.org

Gran parte della veduta è poi dominata dal mare con cui la città di Trapani ha da sempre creato un connubio forte e imprescindibile. Diverse sono le imbarcazioni raffigurate. Al largo vi sono i grandi velieri della Marina Grande, cui fanno parte marinai d’alto mare o naviganti per commercio. E ancora le barche della Marina Piccola, formata da pescatori, tonnaroti e corallai che si trovano raffigurate nel porto e nel mare prospiciente la città. Infine, a destra in primo piano, nel “mare di tramontana”, si riconoscono i ligudelli, barche attrezzate per la pesca del corallo che trascinavano l’ingegno, una grossa “croce di Sant’Andrea”, di legno a bracci uguali. La croce era appesantita da massi di pietra, alla quale erano legate reticelle destinate alla raccolta del corallo.

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