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Vitigni autoctoni: uno straordinario patrimonio che rende la Sicilia l’Isola del Vino per eccellenza.

I vitigni autoctoni che i Fenici e i Greci introdussero furono il Grecanico e il Catarratto, che ancora oggi fanno parte del patrimonio vinicolo della Sicilia. Dopo la strage della fillossera si cercò di ripartire estirpando tutti i ceppi ammalati e si recuperarono quasi tutte le viti autoctone. Così si sono viste fiorire piccole e medie aziende che in pochi anni hanno conquistato tutti i mercati del mondo, ponendosi ai vertici per qualità e varietà.

Oggi sono più di cento i vitigni autoctoni siciliani selezionati e catalogati. Non per semplificare, ma per dedicare, in un prossimo appuntamento, più tempo alle “preziosità” provincia per provincia, ne analizziamo solo 7 tra i tanti più rinomati, quelli di interesse regionale, in grado di dar vita a vini di qualità eccezionale.

Ecco le caratteristiche dei primi sette vitigni autoctoni, i più noti, di interesse regionale.

Catarratto bianco comune

Il Catarratto è un vitigno storico della Sicilia dove si coltiva da tempi lontani. Conosciuto come “Catarrattuvrancu”, (oggi chiamato LUCIDO) indica quattro catarratti coltivati in Sicilia. E’ diffuso in tutta la Sicilia esclusa la provincia di Enna, la sua coltivazione è particolarmente concentrata nelle province di Trapani e di Palermo. Pianta abbastanza robusta, grappolo medio, con acini medi, buccia di colore verde-giallo. Maturazione media. Le uve del Catarratto contribuiscono alla composizione di moltissimi vini bianchi siciliani, doc come Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Etna, Monreale, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belice. Il vino è di colore giallo paglierino tendente al dorato, aromatico.

Uva catarratto

Frappato

Del frappato non si conoscono le origini, viene descritto come vino di Vittoria, luogo in cui ancora oggi è coltivato. Presente soprattutto nella provincia di Catania, Ragusa e Siracusa, è associato al Nero d’Avola, si trova poco nelle altre province siciliane. Pianta abbastanza robusta, grappolo da medio a grande, acini medi, buccia spessa e coriacea, di colore blu-violaceo. Le sue uve danno un ottimo vino di colore rosso rubino poco carico e brillante, forti sentori fruttati e floreali. La sua denominazione è DOCG Cerasuolo di Vittoria. DOC Eloro, Erice, Vittoria.

Uva frappato

Grecanico dorato

Anche del grecanico non si conoscono le origini. E’ diffuso nelle province di Trapani e di Agrigento, anche a Palermo e alcuni ceppi si trovano sparsi in molti vigneti siciliani. E’ una pianta robusta, grappolo medio, più o meno allungato, acini medi, buccia poco pruinosa, di colore giallo dorato. Da questa uva si ricava un vino di colore giallo dorato, discretamente alcolico, di odore e sapore neutro, fresco e armonico. DOC Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Menfi, Monreale, S. Margherita di Belice, Sciacca.

Uva grecanico

Grillo

Probabilmente importato dalla Puglia, il Grillo è principalmente diffuso nel territorio di Trapani dove costituisce il vitigno base per produrre i migliori vini DOC Marsala. E’ presente anche nella provincia di Agrigento e limitatamente in provincia di Palermo e Siracusa. Pianta robusta, grappolo conico, acini medio-grandi, buccia spessa di colore verde-giallo. Usato per creare i migliori vini DOC Marsala. Con le sue uve si producono ottimi vini bianchi. Il suo vino ha colore giallo paglierino carico, molto aromatico. DOC Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Mamertino di Milazzo, Marsala, Menfi, Monreale, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belice.


Uva grillo

Inzolia o Ansonica

E’ uno dei vitigni più antichi di Sicilia. Citato da Plinio con il nome di Irziola, detto dal volgo “Inzolia vranca” per distinguerlo dalla “Inzolia nigra”. Diffuso in tutta l’Isola, ad eccezione della provincia di Enna, concorre alla costituzione di moltissimi vini bianchi, spesso in uvaggio con il Catarratto. Localmente le uve vengono utilizzate come uva da tavola. Pianta sufficientemente robusta, grappolo medio-grande, acini con buccia spessa e pruinosa di colore giallo dorato o ambrato, polpa croccante, dolce. Ci regala un vino fine di colore giallo paglierino. DOC Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Mamertino, Marsala, Menfi, Monreale, Riesi, Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belice, Salaparuta, Sciacca, Vittoria.

Uva inzolia

Nerello mascalese

Il nerello appartiene al gruppo dei vitigni “Nigrelli”. Coltivato tradizionalmente ad alberello, è il vitigno più diffuso nel territorio etneo; anche nelle province di Messina, Agrigento e Enna. Pianta mediamente robusta, presenta un grappolo medio, acini medio-piccoli, con buccia spessa e consistente di colore blu-violacea. Maturazione tardiva. Il vino che se ne ricava è tendenzialmente tannico, di colore rosso rubino con riflessi granati, l’ottima struttura e il buon corredo aromatico lo rendono adatto all’invecchiamento. DOC Etna, Faro, Contea di Sclafani, Marsala, Riesi, Sambuca di Sicilia.

Uva nerello

Nero d’Avola

Il nero D’Avola è legato agli antichi vini. Considerato il re dei vitigni siciliani, è coltivato con successo in tutti gli areali viticoli dell’Isola, dove trova la sua massima espressione qualitativa. Ha una pianta robusta, grappolo da medio a grande, con acini medi con buccia pruinosa di colore blu-nero. Maturazione media. I vini si distinguono in base alle zone di coltivazione della vite, sono ricchi di personalità, di colore rosso rubino carico, elevato corredo aromatico con note fruttate, floreali e speziate, ottima struttura gustativa. DOCG e DOC Cerasuolo di Vittoria DOCG, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Eloro, Erice, Mamertino, Marsala, Menfi, Monreale, Riesi, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, Margherita di Belice, Sciacca, Vittoria.

“Sui vitigni autoctoni ed antichi siciliani e sulla tutela della straordinaria biodiversità della Sicilia si decide il futuro della nostra viticoltura”. – ha dichiarato nel 2017 l’allora assessore regionale all’Agricoltura. Queste e tante altre varietà uniche, rappresentano uno straordinario patrimonio che rende la Sicilia l’Isola del Vino per eccellenza. Quello che possediamo è unico ed è importante che ciascuno di noi avverta la consapevolezza di quale enorme patrimonio siamo detentori e di come dobbiamo sentirci stimolati a valorizzarlo, finalizzarlo al rafforzamento della nostra identità culturale e al miglioramento della nostra qualità della vita.

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